Guardate come si combatte l’obesità in Giappone: uno straordinario modello da seguire

Il Giappone non è certo un Paese con problemi di obesità nella popolazione.
Nonostante ciò l’iniziativa presa per contrastare il sovrappeso è una delle più drastiche e riuscite che si sia mai vista sinora.
Una legge in vigore da circa due mesi prevede, infatti, che nei check-up annuali previsti venga introdotta la misurazione del livello di adipe.

Uomini e donne di età compresa tra i 40 e i 74 anni sono obbligati a sottoporsi ad una misurazione della “ciccia”, per valutare tempestivamente il rischio di obesità ed intervenire immediatamente.

Mangiare senza ingrassare? Tutto merito della serotonina

E’ decisamente il sogno di tutte noi donne: mangiare tutto ciò che ci fa gola senza mai doverci preoccupare della linea. E con grande disappunto di molte, per alcune questo sogno è realtà. Tutte infatti abbiamo almeno un’amica, invidiata ci tocca ammetterlo, che pur concedendosi il lusso di soddisfare il proprio insaziabile appettito non mette su neppure un chilo di peso.

Ma quale sarà mai il suo segreto? Magari cerchiamo di scoprirlo da anni senza esserci mai riuscite. Infatti non potevamo. Almeno non senza essere ricercatrici della University of California di San Francisco. Un team di studiosi californiani, guidati dal giovane ricercatore Kaveh Ashrafi, ha scoperto infatti che i chili di troppo e l’obesità non dipendono necessariamente da abitudini alimentari errate, ma il rapporto tra la quantità di cibo assunta e l’aumento di peso potrebbe essere regolato dalla quantità nel sistema nervoso di un neurotrasmettitore: la serotonina.

“C-Day”: C come Caterina, C come Cavina e C come Ciccione

E’ uscito da appena un mese ma si sta diffondendo a vista d’occhio. E’ il libro di Caterina CavinaLe Ciccione lo fanno meglio” e sta facendo parlare di sè. Ma cicciona è un termine simpatico, buffo, un eufemismo con il quale non dire obesità. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) parla di obesità come di un’epidemia estesa a tutta l’Europa. Inoltre stima che nel mondo ci sono circa 300 milioni di persone in sovrappeso, cioè obese indicate in una vera e propria categoria di ammalati, i clinically obese. Queste rischiano o già hanno gravi ripercussioni sulla propria salute, per non parlare dei problemi psicologici che comporta.

Lavoro: discriminazioni e disuguaglianze per questioni di…salute

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) ha riscontrato forme di discriminazione e di disuguaglianze sul lavoro per motivi legati allo stato di salute dell’individuo. Nel rapporto “Equality at work: tackling the challenges” si legge che recentemente si sono aggiunte forme di discriminazione che riguardano per la maggior parte soggetti affetti da disabilità e dal virus Hiv. Oltre alle già note forme di discriminazione sessuale, religiosa, etnica e sociale.

Nei Paesi in via di sviluppo dove vive circa l’80% dei disabili, fisici o mentali, le discriminazioni si sommano a quelle di genere. Si veda il Brasile dove le donne disabili disoccupate sono superiori ai maschi disabili disoccupati. Lo stesso rapporto si riscontra in Medio Oriente e nell’Africa del nord. Mentre nei Paesi sviluppati la discriminazione è legata più a motivi economico-imprenditoriali: le imprese recepiscono lo stato di disabilità come una minore capacità produttiva. In Europa, in particolare in Francia, si è analizzato che di tutti coloro che hanno dichiarato la disabilità sul proprio curriculum, solo meno del 2% ha trovato lavoro.

Ad una certa età un po’ di pancetta fa bene!

Ai tempi del Duce si intersecavano due opinioni, nessuna delle quali suffragata da controlli scientifici o da studi epidemiologici. La prima insinuava che un po’ di pancetta, indice allora di benessere e di buona salute, fosse vantaggiosa ai fini di una vita più lunga e proteggesse da quelle malattie debilitanti, come la tbc, che facevano tanta paura. Che fosse in un certo senso il contraltare a quei poveracci che se la passavano male quanto ad alimentazione e ad agiatezze varie.

La seconda opinione invece incitava ad un fisico atletico, ai saggi ginnici, ai ludi juveniles ed obbligava psicologicamente persino i signori di mezza età alle marce militari, al salto sui cerchi di fuoco e a fasciarsi il busto di nero per farlo apparire più snello. Oggi, dopo vari decenni, le opinioni sono in gran parte cambiate alla luce dei tanti studi che hanno da un lato, precisato i limiti teorici del peso normale, del sovrappeso e dell’obesità e, dall’altro, il loro rapporto con le malattie di cuore, la pressione alta, il colesterolo e il diabete. Un insieme patologico questo cui si è data perfino un’etichetta, sindrome metabolica.

Oggi le adunate immarcescibili hanno lasciato il posto alle marce longhe. ai footing nei parchi, al ciclismo fatto in casa o fuori porta, alle palestre, ai calcetti, nella convinzione che rinforzare i muscoli e contenere il peso migliori la qualità e la quantità di vita. Ma tra molti risultati che spingono al mantenimento del peso ideale vi è anche l’osservazione che negli ultra63enni la mortalità è minore nei soggetti grassi rispetto ai normopeso e precisamente in quelli con indice di massa corporea tra i 25 e i 35.