Piercing e Tatuaggi. Sono davvero così rischiosi?

L’allarme piercing è stato lanciato in Francia dall’Académie Nationale de Médecine che ha condotto un’indagine sui rischi corsi da chi si sottopone a questo tipo di “intervento”. Secondo gli studiosi francesi nel 10-30% dei casi la pratica del piercing provoca sanguinamenti e infezioni locali accompagnate da gonfiori, arrossamenti, dolori e fuoriuscita di pus. La maggior parte di esse si verificano all’ombelico e all’orecchio (rispettivamente il 40 e il 35%). Seguono le infezioni al naso (22%), al seno (5%), lingua, palpebre e genitali (8%). Inoltre l’indagine pone in rilievo il rischio di andare incontro a patologie anche di una certa gravità come epatite , endocardite e setticemia.

La scarsa incidenza di infezioni causate dal piercing al seno, il cosiddetto nipples, alla lingua, il tongue, e ai genitali sarebbe dovuta semplicemente al basso numero di temerari che si sottopongono a un piercing in queste zone del corpo. Occorre tuttavia precisare che in Francia non esiste una normativa di regolamentazione in materia, diversamente da quanto accade nel nostro paese, dove esistono, sin dal Marzo 1998, una serie di direttive ministeriali, in materia di piercing e tatuaggi, che definiscono le norme igieniche da rispettare nel luogo in cui viene svolto il piercing o il tatuaggio, le caratteristiche dei materiali usati, la formazione degli operatori e le norme relative alla sterilizzazione degli strumenti e allo smaltimento dei rifiuti.

Adolescenti e rischio obesità. L’autostima gioca un ruolo fondamentale

Una ricerca pubblicata sugli Archivi di Medicina Pediatrica e condotta dal Dipartimento per la salute di New York ha stabilito che esiste una correlazione precisa nelle adolescenti tra la scarsa autostima e il rischio di diventare obese. Uno studio che ha coinvolto 4400 ragazze tra i 12 e i 18 anni ha dimostrato che le adolescenti che percepiscono se stesse come impopolari hanno il 69% in più di probabilità di diventare obese di quelle che percepiscono se stesse come amate e accettate dai coetanei. Da tempo è nota la relazione fra obesità e fattori sociali ed emotivi ma questa ricerca, come afferma Goutham Rao, direttore del Centro per l’obesità dell’ospedale infantile di Pittsburgh, ha il merito di porre in correlazione questo disturbo con la scarsa autostima.

Ma non tutti gli esperti hanno accolto con entusiasmo i risultati della ricerca newyorkese. La dottoressa Judith Myers-Walls della Purdue University ad esempio ritiene che non sia possibile stabilire se sia la scarsa autostima ad indurre le giovani a mangiare di più e, quindi, a ingrassare o se non sia invece il fatto stesso di essere in sovrappeso a causare in loro il crollo dell’autostima. In ogni caso, l’obesità adolescenziale è un problema che ha vastissima diffusione in tutti i paesi industrializzati e al quale è necessario porre tempestivamente un rimedio. Solo in Italia, come rileva Erio Ziglio, responsabile dell’ufficio OMS di Venezia, sono obesi il 20% dei ragazzi fra i tredici e i diciassette anni.

Cleptomania: una sindrome da star

La cleptomania fa parte della schiera dei disturbi del controllo degli impulsi.
Questa sindrome può essere definita come la ricorrente e reiterata incapacità di resistere al’impulso di rubare oggetti che non hanno utilità personale e spesso neanche un gran valore commerciale.
Il furto non viene mai compiuto per vendetta, per rabbia nè sotto gli effetti di droghe o allucinogeni.
E’ semplicemente dettato da un bisogno impellente di rubare e dall’incapacità e debolezza del soggetto che non riesce a trattenersi, e ad opporre resistenza al suo irrefrenabile stimolo di “prendere“.

Il cleptomane punta su articoli di poco prezzo e una volta rubati li regala o li butta via.
Può addirittura capitare che li conservi, per poi restituirli in seguito, senza farsi scoprire. Questo testimonia il completo disinteresse nei confronti dell’oggetto sottratto.

I corpi più strani di tutti i tempi

Corpi umani che spontaneamente prendono fuoco, che si trasformano, sanguinano e scintillano! La storia è piena di questi eventi eccezionali e alcune persone sono tutt’ora viventi. E’ possibile camminare sui carboni ardenti a temperature superiori agli 800 gradi? Sembrerebbe di si. Il primo esperimento risalirebbe al 1935 quando un giovane mussulmano riuscì a camminare senza alcun problema su tizzoni incandescenti. Tuttavia, a fronte di molti esperimenti riusciti con successo, la storia ci insegna tante morti tragiche per aver voluto camminare su lastre infuocate.

Le cronache tuttavia sono piene anche di persone che prendono fuoco spontaneamente come ci racconta il New York Time nel 1929 “i vestiti di Lily presero fuoco spontaneamente lasciadola completamente nuda senza nemmeno un ustione sul corpo. Questo accadeva spesso per la grande gioia dei vicini!“.

Diversi documenti riportano anche di corpi che, dopo anni dalla morte, non si sono decomposti come il caso di Bernadette che morta, nel 1879, ha tutt’ora il corpo completamente integro. La Chiesa attribuisce queste caratteristiche alla santità della persona.

Insonnia Familiare Fatale. Sarebbe un italiano il primo uomo morto per “insonnia”

E’ narrata nel libro del ricercatore T.D.Max la storia del primo paziente affetto da Fatal Familiar Insomnia (FFI, Insonnia familiare fatale) una rara malattia genetica che impedisce a chi ne è portatore di dormire fino a condurlo alla morte. Nel libro “The family that couldn’t sleep” l’autore narra la storia di un medico italiano morto nel 1765 che sarebbe stato il primo portatore della mutazione genetica che genera la malattia (il cosiddetto paziente zero) e ne ricostruisce il percorso attraverso le generazioni di quest’uomo fino agli anni ’80.

E’ stato grazie a un discendente di questo primo paziente, morto appunto negli anni ’80, che è stato possibile indagare più a fondo le cause dell’Insonnia familiare fatale. Quest’uomo infatti ha coraggiosamente scelto di donare il proprio corpo alla scienza perchè fossero condotte le necessarie indagini. Dall’analisi post-mortem delle sue strutture cerebrali è stato possibile evidenziare che il processo patologico della FFI consiste nella rottura, causata da una mutazione genetica, delle proteine presenti nel cervello, le quali, accumulandosi, finiscono per distruggere i neuroni. Come afferma Micheal Geschwind, dell’Università di San Francisco, il danno è localizzato in gran parte a livello del talamo, una struttura cerebrale coinvolta nella regolazione del ritmo sonno-veglia.

I videogiochi piacciono più agli uomini che alle donne. Ecco perchè

Sebbene sia una credenza piuttosto diffusa tra gli uomini che le donne non amano i videogiochi perchè non sono in grado di capirli, una ricerca della prestigiosa Università statunitense di Stanford demolisce questo spiacevole luogo comune. Dai dati ottenuti è emerso infatti che le donne semplicemente sono meno motivate e gratificate da questo tipo di attività. A provarlo è lo stato di minore attivazione, nel cervello delle donne, dell’area cerebrale coinvolta nella motivazione e nella percezione della soddisfazione. Al contrario di quanto avviene negli uomini per i quali si registra un’elevata attivazione di questa zona, soprattutto quando il gioco implica la conquista di un territorio.

La ricerca ha coinvolto un campione di 11 uomini e 11 donne ai quali è stato chiesto di giocare a un semplice videogioco, creato apposta per l’esperimento, nel quale bisognava cliccare su delle palline colorate per guadagnare territorio. Durante l’esecuzione del compito veniva effettuata una risonanza magnetica (RMN) mediante la quale è stato possibile evidenziare un’attivazione del centro cerebrale mesocortilimbico (coinvolto appunto nella motivazione e nella soddisfazione) maggiore negli uomini che nelle donne. Questa differenza era molto spiccata nonostante entrambi i gruppi abbiano dichiarato di essersi divertiti a giocare.

Sesso? Lo facevano prima i nostri genitori!

Da una recente indagine condotta attraverso un questionario pubblicato dal sito www.ambulatorio.com , sarebbe emerso che il 13% degli adolescenti italiani fa l’amore per la prima volta a 14 anni.
Tuttavia la media del primo rapporto sessuale completo si aggira intorno ai 17 anni.
A condurre il sondaggio Italo Farnetani, pediatra e professore a contratto presso l’Università di Milano-Bicocca.
Analizzando un campione di 2500 risposte, Farnetani ha messo a confronto i comportamenti sessuali degli adolescenti italiani con quelli dei loro genitori. Il risultato sembra andare contro ogni credere comune.
L’età della prima volta, di generazione in generazione, risulterebbe infatti essere aumentata, anzichè diminuita.

La prima volta si verifica per la maggioranza dei giovani di oggi fra i 16 ed i 18 anni, mentre per i genitori era avvenuto prima. Il 20% dei genitori intervistati ha avuto la sua prima esperienza sessuale a 14 anni, contro il 13% dei ragazzi delle nuove generazioni.

Il nuovo corpetto di Dolce e Gabbana: per avere un vitino da vespa senza chirurgia plastica

Se il desiderio di avere un vitino da vespa vi assale ma non trovate il modo di realizzare il vostro sogno non ricorrete alla chirurgia estetica ma correte nella boutique di lusso che vi è più vicina! Il nuovo corsetto di Dolce e Gabbana sarà la vostra nuova arma segreta per sfoggiare un punto vita stile Scarlett O’Hara.

Il bustier è caratterizzato da un elegante design metallico stile cintura di castità, accompagnato anche da una chiave (tanto per rimanere in tema!); la cintura poi si stringe con dei lacci sulla schiena fino a far raggiungere a chi lo indossa una circonferenza di circa 23 pollici (60 cm). Il conforto ovviamente non fa parte della cintura!

Il reporter del Daily Mail Kate Faithfull scrive:” La cintura di certo segna un bel punto vita tuttavia non credo che possa essere confortante per le donne. Ho avuto di certo una diminuziono della mia circonferenza ma semplicemente spostando il grasso tra il petto ed i fianchi“.

I rischi delle creme schiarenti

E’ stato lanciato da un gruppo di medici inglesi un allarme che riguarda l’uso di creme sbiancanti diffuse illegalmente sul mercato. Questi preparati sarebbero infatti, secondo i clinici britannici, responsabili dell’insorgenza di diversi problemi di salute fra cui la Sindrome di Cushing, una malattia rara ma piuttosto grave che colpisce soprattutto le donne. All’Ospedale Hammersmith di Londra i medici, grazie all’ esame di numerosi casi, hanno condotto una ricerca, pubblicata sull’autorevole rivista medica Lancet, nella quale denunciano la vasta diffusione dei preparati illegali per schiarire la pelle e il loro ruolo nell’insorgenza di gravi irritazioni e drastici squilibri ormonali.

Il caso più eclatante sarebbe quello di una giovane ventottenne di colore che ha ammesso di aver fatto uso per sette anni di una crema sbiancante non acquistata in farmacia ma in un negozietto non meglio individuato. Attualmente la donna sarebbe, secondo i medici, affetta da Sidrome di Cushing e avrebbe quindi sviluppato un gravissimo squilibrio ormonale che oltre ad averle fatto acquistare tredici chilogrammi di peso e averle causato la comparsa di lividi e peluria su schiena e viso, le è costata la possibilità di diventare madre rendendola infertile. Le creme sotto accusa conterrebbero infatti Hidrochinone, una molecola depigmentante il cui uso è vietato a fini cosmetici, e Steroidi.

Punto G. Esiste già il metodo per ampliarlo

Il sessuologo Emmanuele A. Jannini non ha nemmeno fatto in tempo a individuare e addirittura fotografare il Punto G che già il collega Alessandro Littara (andrologo e sessuologo) ha importato dagli USA una tecnica in grado di ampliarne le dimensioni. L’intervento di G-Spot Amplification è stato già eseguito su sette pazienti tra i trenta e i quarant’anni presso l’Istituto Italiano di laser-chirurgia sessuale di Milano. La tecnica però è stata ideata e messa a punto dal medico statunitense David Matlock del Laser Vaginal Rejuvenation Institute di Los Angeles che l’ha sperimentata su ben 840 donne ottenendo un successo nel 79% dei casi.

Sembra che si tratti di un vero e proprio intervento di chirurgia estetica , infatti la procedura consiste nell’iniezione di una sostanza a base di acido ialuronico o collagene in corrispondenza del Punto G (è nato un nuovo filler). L’intervento, che dura in tutto una mezz’ora, sarebbe rapido e indolore, al massimo viene applicata una crema anestetica. Naturalmente non è coperto dal sistema sanitario (!) e ha un costo che si aggira intorno ai 1000-1200 euro. Inoltre, trattandosi pur sempre di un filler, il suo effetto ha durata temporanea e, considerati i tempi di riassorbimento del collagene, andrebbe ripetuto dopo circa sei mesi.

Il punto G esiste, ma non tutte le donne ce l’hanno

Dopo anni di ricerche (anche fai da te) sarebbe finalmente stata accertata l’esistenza del cosiddetto Punto G, ovvero, per quei pochi che ancora non lo sapessero, la zona erogena più sensibile del corpo femminile. Il primo a ipotizzarne l’esistenza, già negli anni ’50, fu il ginecologo tedesco Ernst Grafenberg che pubblicò un dettagliato studio sull’argomento. Probabilmente il medico tedesco non immaginava che la sua “scoperta” avrebbe avuto una straordinaria risonanza per i cinquant’anni a venire e non solo in ambito medico-scientifico. In tutti questi anni infatti legioni di uomini e donne di buona volontà hanno continuato a dargli la caccia incuranti del parere degli studiosi che lo ritenevano una semplice bufala.

E oggi è proprio la scienza a dare ragione a questi coraggiosi ricercatori casalinghi. Uno studio condotto da Emmanuele Angelo Jannini docente di sessuologia medica all’Università degli studi dell’Aquila prova infatti l’esistenza del Punto G identificandolo con una precisa regione anatomica rappresentata da un ispessimento della parete che separa l’uretra dalla vagina in cui si concentrano ghiandole, nervi e corpi cavernosi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Sexual Medicine, una vera e propria autorità nel campo.

La diagnosi la farà il naso

Sembra proprio che tra breve sarà possibile avere un quadro preciso del nostro stato di salute e sapere se si è affetti da qualche patologia attraverso un esame laser dell’alito. Ricercatori dell’università statunitense di Boulder nel Colorado, in collaborazione con i colleghi del National Institute of Standards and Technology (NIST), hanno infatti creato uno strumento laser in grado di rilevare la presenza nel nostro respiro di specifici componenti il cui accumulo nell’organismo può essere indice di uno stato di malattia. La ricerca che ha condotto alla messa a punto di questo nuovo e rivoluzionario ritrovato tecnologico, descritto sulla rivista Optical Express, è stata coordinata dal dottor Jun Ye.

Si tratta di uno speciale laser a frequenza ottica in grado di individuare e distinguere nell’alito la presenza di diverse combinazioni di molecole cui corrispondono altrettante patologie, anche quando la loro concentrazione è molto bassa. Fino ad ora i test di laboratorio, svolti su alcuni studenti volontari, hanno preso in considerazione l’ammoniaca, dannoso materiale di scarto che si accumula nell’organismo in caso di patologie dei reni, che non riescono a smaltirla attraverso l’urina, il metano e il monossido di carbonio, prodotti quando si è affetti da alcuni tumori , e il dimetil-chetone, che a concentrazioni elevate da luogo alla cosiddeta acetonemia (o chetonemia), condizione che può essere associata al diabete mellito .

Il manager gode sempre di ottima salute?

Oltre ad avere stipendi migliori dei loro dipendendenti sembra proprio che manager, dirigenti e amministratori godano anche di un migliore stato di salute. Questo il risultato di una ricerca condotta in Australia, al Northon Rivers University Department of Rural Health di Sydney, e pubblicata sull’Australian Medical Journal. I ricercatori australiani hanno preso in esame 4200 lavoratori tra 45 e 64 anni dimostrando che coloro che occupano una posizione più elevata, i cosiddetti capi, godono di migliori condizioni di salute rispetto ai propri subalterni.

Il dato riguarda in particolare patologie come il cancro e le affezioni cardiovascolari, ma non solo: il capo sarebbe meno colpito anche da disturbi psichici e patologie dell’apparato muscoloscheletrico.
Il dato, destinato a far saltare i nervi ai già stressatissimi impiegati, sembra correlato alla maggiore libertà di prendersi un periodo di riposo non appena si presenta un malessere ma anche, più verosimilmente, alla minore esposizione a sostanze nocive e cancerogene e alle condizioni di lavoro meno pesanti. Almeno queste le ipotesi avanzate dalla dottoressa Deborah Schofield che ha coordinato la ricerca.

I maschi adolescenti sono romantici

Una ricerca condotta negli Stati Uniti smentirebbe il diffuso, e un pò triste, luogo comune secondo il quale i maschi adolescenti sarebbero interessati alle loro coetanee solo perchè spinti da attrazione fisica. L’indagine, condotta da un gruppo di psicologi della State University of New York di Oswego, ha coinvolto 100 adolescenti maschi (tutti sedicenni) eterosessuali, il 40% dei quali sessualmente attivo. Dai risultati pubblicati sul Journal of Adolescence è emerso il dato, ritenuto sorprendente, che l’80% dei ragazzi intervistati è spinto a chiedere il primo appuntamento a una ragazza perchè realmente interessato a lei.

La ricerca quindi svela come il desiderio sessuale sia per i ragazzi meno importante di quanto si creda comunemente, collocando l’attrazione sessuale “solo” al secondo posto dopo il desiderio di instaurare una relazione romantica. Solo il 14% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di uscire con una ragazza solo perchè spinto da interesse sessuale. Certamente si impone il dubbio che i ragazzi non siano stati del tutto sinceri e abbiano dato ai quesiti posti dagli studiosi la risposta da loro ritenuta più socialmente accettabile. Il coordinatore della ricerca, il docente di psicologia Andrew Smiler, è perfettamente consapevole di questa possibilità, ma nonostante tutto ritiene di poter accordare piena fiducia alle dichiarazioni rese dai soggetti dello studio.