Uomini: attenti alle uova!

Un eccessivo consumo di uova è legato ad un aumento del rischio di mortalità.
La relazione dannosa è valida solo per gli uomini e si riferisce ad una media settimanale che superi le sette uova.

E’ quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori americani e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Gli esperti, basandosi sui risultati della ricerca, consigliano agli uomini di mezza età di ridurre drasticamente il consumo di uova. Cerchiamo di capire perchè.

Italiane in menopausa: non trascurate il cuore

 

La menopausa è per la donna un periodo di grandi cambiamenti, alcuni evidenti, altri più nascosti. Vampate, depressione, disturbi psicologici, una sensazione di disagio e solitudine spesso sono i sintomi che più palesano l’arrivo della menopausa.
Osteoporosi, cancro al seno, sintomi vasomotori sono tra le patologie più temute su cui si concentra l’attenzione e la prevenzione durante questa fase della vita femminile.

 

Le trasformazioni meno evidenti non vanno però trascurate, perchè abbassandosi il livello di estrogeni, il cuore delle donne è esposto a rischi pari a quello degli uomini.

Probiotici per tutte le età: caratteristiche e benefici dei batteri buoni

I probiotici sono microrganismi batterici che, una volta ingeriti, sono in grado di esercitare un effetto benefico sulla salute. Vengono spesso somministrati in caso di terapia antibiotica per proteggere e rafforzare la cosiddetta flora intestinale e sono particolarmente utili per ristabilire l’equilibrio dell’organismo in caso di disturbi gastro-intestinali. Gli integratori e/o preparati alimentari che contengono probiotici infatti una volta raggiunto l’intestino lo “colonizzano” interagendo con i microbi ivi naturalmente presenti che ne risultano rinvigoriti.

Caratteristiche dei probiotici: Per essere definiti tali i probiotici devono giungere ancora vitali all’interno dell’intestino, di conseguenza tali microrganismi sono resistenti all’azione degli acidi dello stomaco e immuni dall’azione digestiva della bile, sono cioè non digeribili. Una volta giunti a destinazione essi aderiscono alla parete intestinale e cominciano qui la loro azione.

A cosa servono i probiotici: I probiotici sono utili per migliorare la digestione e l’assimilazione dei principi nutritivi come il calcio. Come già accennato aiutano nei casi di stipsi, diarrea e gonfiore. Favoriscono inoltre la produzione di vitamine del gruppo B e di enzimi per la digestione dei latticini. Hanno un effetto benefico sul sistema immunitario e nella regolazione del colesterolo.

Una tazza di caffè al giorno protegge dalla Demenza di Alzheimer

Che il caffè fosse un vero toccasana per lo spirito lo sanno già da tempo tutti coloro che proprio non riescono a fare a meno della “tazzina” appena alzati al mattino o subito dopo pranzo. Certo è altrettanto noto che abusarne può nuocere alla salute e che il caffè è nella lista nera degli alimenti da non assumere assolutamente prima di andare a letto, pena una cattiva qualità del sonno. Ma non sono pochi gli effetti benefici del suo consumo moderato: sapevate che il caffè contiene sostanze antiossidanti (gli ormai famosissimi polifenoli) in grado di proteggere le arterie? e che grazie al suo potere vasocostrittore può alleviare il mal di testa? Sorbito durante una pausa di lavoro poi può essere un ottimo espediente per riacquistare energia e concentrazione.

La caffeina è inoltre contenuta in molte creme anticellulite e si dice addirittura che sia l’arma segreta (non tanto più segreta ormai) per combatterla di una star holliwoodiana del calibro di Halle Berry. Sembra infatti che la bella cat woman realizzi da sè una mistura anticellulite il cui ingrediente principale è proprio il caffè macinato fresco. E come se tutto questo non bastasse, una ricerca condotta dall’University of North Dakota School e pubblicata sul Journal of Neuroinfiammation avrebbe dimostrato che bere almeno una tazzina di caffè al giorno protegge dall’insorgenza della Demenza di Alzheimer.

Cioccolato: prevenzione dalla carie e dal colesterolo

Se ancora i sensi di colpa vi assalgono per aver abusato un po’ troppo di uova di cioccolato, se non vi abbiamo ancora convinto abbastanza sulle proprietà terapeutiche e cosmetiche del cioccolato vi diamo un motivo in più per stare tranquilli. Infatti il cioccolato non è solo promessa di gioia momentanea e di fuggevole godimento, come pare, peraltro autorevolmente, suggerire Marcel Proust, citando la sua amata “fuggitiva e leggera” cioccolata calda.

È infatti oggi più che largamente provato che cioccolato significa, in termini scientifici, anche energia e salute. Basti pensare alla tradizionale convinzione che il cioccolato “rovini i denti“: ebbene, i ricercatori bostoniani del mitico MIT, il Massachussets Institute for Technology, hanno invece scoperto che il cacao produce addirittura proprio un potente inibitone della carie!

Tra l’ altro secondo una ricerca effettuata da un’ équipe dell’Università di Osaka, in Giappone, e pubblicata sulle pagine della rivista ‘New Scientist’, il cacao aiuta a prevenire e combattere la carie più di qualsiasi dentifricio in circolazione: la sorprendente tesi poggia sulla scoperta che gli agenti antibatterici contenuti nel cacao hanno la meglio sugli zuccheri di qualsiasi dolciume al cioccolato, riducendo perciò il rischio carie. Questi agenti – spiegano gli scienziati – sono presenti soprattutto nella buccia dei semi di cacao, normalmente buttata via durante la produzione del cioccolato. Ed è un peccato, perché se fosse aggiunta a collutori e dentifrici, ne aumenterebbe l’efficacia.

Più calcoli renali con bevande alla cola

Bere due o più lattine di bevande a base di cola al giorno, normali o dietetiche, espone ad un rischio doppio di contrarre malattie croniche renali e formare calcoli. Lo sostengono alcuni ricercatori del National Institutes of Health (Nih) che hanno pubblicato lo studio «Carbonated Beverages and Chronic Kidney Disease» su Epidemiology.

Gli esperti hanno messo a confronto le abitudini alimentari di 932 soggetti del Nord Caroline, analizzando il periodo dal 1980 al 1982. La metà circa (465 persone) presentavano problemi renali cronici mentre 467 erano sane. Dall’analisi dei dati e dopo aver tenuto conto dei numerosi fattori di rischio che potevano portare ad eventuali problemi renali, è stato osservato che l’assunzione quotidiana di due o più lattine di bevande alla cola, anche dietetica, raddoppiava il rischio di contrarre malattie renali croniche e favoriva la formazione di calcoli renali.

Ad una certa età un po’ di pancetta fa bene!

Ai tempi del Duce si intersecavano due opinioni, nessuna delle quali suffragata da controlli scientifici o da studi epidemiologici. La prima insinuava che un po’ di pancetta, indice allora di benessere e di buona salute, fosse vantaggiosa ai fini di una vita più lunga e proteggesse da quelle malattie debilitanti, come la tbc, che facevano tanta paura. Che fosse in un certo senso il contraltare a quei poveracci che se la passavano male quanto ad alimentazione e ad agiatezze varie.

La seconda opinione invece incitava ad un fisico atletico, ai saggi ginnici, ai ludi juveniles ed obbligava psicologicamente persino i signori di mezza età alle marce militari, al salto sui cerchi di fuoco e a fasciarsi il busto di nero per farlo apparire più snello. Oggi, dopo vari decenni, le opinioni sono in gran parte cambiate alla luce dei tanti studi che hanno da un lato, precisato i limiti teorici del peso normale, del sovrappeso e dell’obesità e, dall’altro, il loro rapporto con le malattie di cuore, la pressione alta, il colesterolo e il diabete. Un insieme patologico questo cui si è data perfino un’etichetta, sindrome metabolica.

Oggi le adunate immarcescibili hanno lasciato il posto alle marce longhe. ai footing nei parchi, al ciclismo fatto in casa o fuori porta, alle palestre, ai calcetti, nella convinzione che rinforzare i muscoli e contenere il peso migliori la qualità e la quantità di vita. Ma tra molti risultati che spingono al mantenimento del peso ideale vi è anche l’osservazione che negli ultra63enni la mortalità è minore nei soggetti grassi rispetto ai normopeso e precisamente in quelli con indice di massa corporea tra i 25 e i 35.

Tè verde. Tutti i benefici e le virtù

Da sempre il tè, la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua, è noto per i suoi benefici effetti sulla salute. Questo riguarda soprattutto il tè verde che, dotato di proprietà digestive e depurative, sembra avere addirittura un effetto anti-invecchiamento e anti-cancro. Il tè verde, ricavato, come il tè nero e quello oolong, dalle foglie giovani o dai germogli della pianta conosciuta come Camellia Sinensis è consumato in grandi quantità nei paesi orientali, soprattutto Cina e Giappone nei quali sembra sia molto basso il tasso di mortalità per cancro al seno, pancreas, stomaco ed esofago. Particolarmente basso in Giappone sarebbe anche il tasso di incidenza di tumore al polmone, a fronte di un numero di fumatori piuttosto elevato. Il dato farebbe pensare quindi che il tè verde eserciti una sorta di fattore di protezione per i fumatori che ne consumano abitualmente (questo non vuol dire che potete fumare lo stesso basta che corriate a comprarvi una maxi scorta di tè verde!).

Patologie renali e consumo eccessivo di bevande alla cola. Scoperto un legame.

Brutte notizie per gli amanti delle bibite alla cola. Sembra proprio che il loro consumo eccessivo (pari a due lattine al giorno) predisponga allo sviluppo di patologie renali croniche. Questo, almeno, è il dato emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health (Nih) e pubblicato su Epidemiology. L’analisi delle abitudini alimentari di oltre 400 persone affette da calcoli renali ha infatti permesso agli studiosi, tra cui anche la biologa italiana, Olga Basso, di stabilire, dopo aver escluso l’esistenza di altri possibili fattori di rischio, che esiste un legame tra le patologie renali, primi fra tutti i calcoli, e il consumo di cola.

A causare problemi ai reni sarebbe l’acido fosforico presente in grandi quantità in questo tipo di bevande. L’acido fosforico avrebbe il potere di legare a sé (e quindi sottrarre) il calcio presente nelle ossa rendendole così più deboli e di favorire la formazione di cristalli che aggregandosi diventano calcoli renali. Già nel 2003 , Katherine L. Tucker, al congresso della American Society for Bone and Mineral Research, aveva presentato una ricerca dalla quale erano stati ottenuti risultati analoghi che allora erano stati collegati al deficit di mineralizzazione delle ossa nelle donne che costituivano il campione.

Gli italiani lo fanno meglio. Merito dell’aglio?


Secondo uno speciale andato in onda sulla londinese BBC durante la trasmissione The Truth about food, le proprietà afrodisiache dell’aglio sarebbero tali da non aver nulla da invidiare ai già collaudati Viagra, Cialis e Levitra. E poco importa se il nostro amato avrà un alito pestilenziale.

Il documentario si baserebbe su una ricerca secondo la quale ingerire ben quattro spicchi d’aglio al giorno per tre mesi consecutivi avrebbe effetti terapeutici sull’impotenza maschile soprattutto quando ad esserne affetti sono uomini anziani, con problemi di colesterolo alto. Non è dato però sapere se l’aglio ha realmente il potere di sconfiggere l’impotenza. Quel che è certo, ed è forse questa la vera notizia, è che in seguito alla messa in onda dello speciale, la vendita del bulbo, supposto, afrodisiaco in Gran Bretagna è aumentata di oltre il 30%.

Erbe aromatiche e spezie. Le proprietà benefiche dei sapori più antichi

Le erbe aromatiche e le spezie un tempo erano molto utilizzate non solo per insaporire cibi ma anche ottenere tisane, decotti, infusi o impacchi lenitivi. Il loro grande utilizzo in ambito gastronomico era dovuto alla loro facile reperibilità, mentre lo stesso non si poteva dire per il sale che un tempo non era un alimento alla portata di tutti, e che oggi ha quasi del tutto sostituito l’uso di aromi e spezie in cucina. Quanto alla loro origine le erbe aromatiche sono ottenute da foglie, fiori, radici e stimmi di piante aromatiche tipiche dell’area mediterranea, mentre le spezie sono estratte da bacche e corteccia di piante quasi esclusivamente di origine tropicale importate nel nostro paese sin dall’antichità. Possono essere consumate fresche, essiccate o sotto forma di oli essenziali.

Le erbe e le spezie hanno un ruolo fondamentale in cucina grazie allo loro capacità di esaltare il sapore dei cibi ma esse hanno anche il pregio di arricchire le pietanze di vitamine e minerali e renderle più digeribili. Inoltre, opportunamente utilizzate, possono essere di grande aiuto nella cura di piccoli disturbi. Il basilico, diffusissimo nella cucina mediterranea, ha proprietà disinfiammanti e digestive, mentre le foglie di alloro possono essere usate per ottenenere un decotto dalle proprietà digestive utilissimo anche per combattere l’aerofagia. Dalle bacche di alloro è poi possibile estrarre un olio essenziale con proprietà cicatrizzanti.

Il meno noto dragoncello esercita un’azione tonificante e digestiva e stimola l’appetito. Anologhe proprietà digestive ha la salvia, utile per stimolare le funzioni dell’intestino, ha un effetto balsamico sull’apparato respiratorio. Il cardamomo è utile in caso di problemi digestivi e il cumino è indicato in caso di aerofagia, nausea e problemi digestivi, l’anice stellato ha proprietà diuretiche mentre la cannella possiede proprietà antibatteriche. Infine, la noce moscata ha proprietà antisettiche e trova impiego nelle infezioni intestinali e in caso di diarrea, l’olio che se ne ricava può essere usato nel trattamento dei reumatismi, tuttavia essa va usata con molta parsimonia perchè ad alte dosi può essere abortiva.

Infarto e aneurisma. Dopo la scoperta di un gene comune vediamo come è possibile prevenirne l’insorgenza

E’ stata diffusa recentemente la notizia della scoperta di un gene comune alle malattie cardiovascolari quali infarto e aneurismi intracranici e addominali pubblicata dalla rivista Nature Genetics.
A capo del gruppo di lavoro internazionale che ha condotto le ricerche, del quale fanno parte anche alcuni studiosi italiani, l’islandese Kari Stefansson. Tale scoperta segna un progresso decisivo nella costruzione di una banca dati che permetterà di rendere sempre più efficaci le azioni di prevenzione e cura delle patologie cardiovascolari.

In attesa che la scienza compia ulteriori progressi nello studio delle basi genetiche di questo tipo di patologie vediamo come è possibile tutelarsi dal rischio di svilupparle adottando alcune semplici abitudini di vita e alimentari, efficaci anche nel caso di predisposizione genetica (la quale, infatti, non implica la certezza che l’individuo geneticamente predisposto svilupperà la malattia)

Alla base di malattie cardiovascolari come aneurisma e infarto troviamo infatti l’aterosclerosi, un’infiammazione cronica delle arterie che spesso si sviluppa a causa dell’esposizione a numerosi fattori di rischio. Oltre a ipertensione, diabete, malattie genetiche molto rare, età, sesso maschile e predisposizione familiare è ampiamente accertato che rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo dell’aterosclerosi scorrette abitudini alimentari che possono portare all’eccesso di colesterolo e/o trigliceridi nel sangue (iperlipidemia), il fumo di sigaretta, la vita sedentaria, l’obesità, lo stress, il consumo eccessivo di alcool.