Cancro alla prostata: l’autoerotismo riduce il rischio?

La masturbazione riduce il rischio di sviluppare il cancro alla prostata. Questo il risultato di uno studio condotto dai ricercatori del Cancer Council Victoria di Melbourne in Australia e riportato sul settimanale scientifico New Scientist. L’autoerotismo permette infatti agli uomini che non hanno rapporti sessuali regolari di eiaculare, evento fisiologico necessario per eliminare l’accumulo di sostanze dannose nelle ghiandole sessuali.

Naturalmente lo stesso accade agli uomini che hanno una partner fissa e un’attività sessuale stabile ma, a differenza di questi ultimi, gli uomini che praticano l’auto-erotismo hanno un fattore di protezione in più rappresentato dalla mancanza di occasioni per contrarre infezioni e patologie che possono spianare la strada all’insorgenza del tumore. Sarebbe proprio questa differenza a ridurre le probabilità di sviluppare il cancro fin quasi ad azzerarle.

Lupus Eritematoso Sistemico. Il 10 Maggio la giornata mondiale

Si terrà il 10 maggio 2008 il “World Lupus Day”, giornata mondiale dedicata al Lupus Eritematoso Sistemico (LES), per la quale sono previsti una serie di eventi organizzati in diverse città italiane.

Il lupus eritematoso sistemico è una malattia cronica autoimmune, che comporta cioè una disfunzione del sistema immunitario che invece di proteggere, come dovrebbe, il corpo da virus e batteri, ne attacca organi e tessuti, tipicamente la cute, le articolazioni, i reni e il sangue. Si tratta di una patologia rara che colpisce 5 bambini su un milione di nati e fa la sua comparsa in genere verso l’adolescenza interessando nella gran parte dei casi persone di sesso femminile (il 90%). Tuttavia mentre nelle femmine l’esordio è più tardivo (collocandosi fra i 15 e i 45 anni), nei maschi è più frequente l’insorgenza prepuberale.

Il Lupus comporta l’infiammazione degli organi e tessuti colpiti che risultano arrossati, gonfi e doloranti e che a lungo andare possono risultare danneggiati. Le cause non sono ancora note, ma sembra che fattori genetici vadano ad interagire con fattori scatenenti ambientali che possono essere rappresentai dagli squilibri ormonali tipici dell’adolescenza, dall’esposizione al sole, ad alcuni virus e l’assunzione di determinati farmaci. I sintomi iniziali possono essere un senso di stanchezza e di malessere generale cui possono accompagnarsi episodi febbrili, inappetenza e calo ponderale. Successivamente possono comparire eritemi che peggiorano con l’esposizione al sole, ulcere del naso e della bocca e il tipico “eritema a farfalla” (da cui il nome Lupus) che interessa la parte centrale del volto. Altri sintomi possono essere dolori e gonfiori alle articolazioni, mal di testa, dolori muscolari.

Negli USA trapianti vietati a chi fuma marijuana

In molti ospedali statunitensi può accadere di vedersi negata la possibilità di un trapianto d’organo se si è fatto uso di cannabinoidi. I pazienti che hanno assunto marijuana possono infatti venire esclusi dalle liste di attesa per la donazione di organi, anche se l’assunzione è avvenuta per scopi terapeutici su prescrizione medica (pratica consentita in 12 stati). Questo perchè chi ha fatto, o fa, uso di cannabinoidi corre il rischio di sviluppare una dipendenza da queste sostanze che rischierebbe di rendere vani i risultati ottenuti con il trapianto esponendosi al rischio di contrarre l’aspergillosi, una patologia causata da una muffa che si può trovare sulla marijuana, ma anche sul tabacco la cui insorgenza risulta agevolata dagli immunosoppressori, i farmaci che i trapiantati d’organo assumono per limitare il rischio di rigetto.

I criteri di ammissione alle liste d’attesa per i trapianti variano nei diversi ospedali perchè lo United Network for Organ Sharing (che gestisce la donazione degli organi negli Stati Uniti) lascia che sia ogni singola struttura sanitaria a stabilirli autonomamente, ma il fenomeno ha indignato enormemente gli antiproibizionisti che ritengono questa prassi colpevole di aver già fatto due vittime. E un altro uomo affetto da Epatite C, che necessita di un trapianto di fegato per continuare a vivere, è in fin di vita per aver assunto cannabinoidi a scopi antidolorifici.

Tumore dell’endometrio: da Trieste una tecnica per preservare la fertilità

Il tumore dell’Endometrio è il più comune cancro dell’apparato genitale femminile e rappresenta una patologia in costante aumento nei paesi industrializzati: si stima infatti un’incidenza di circa 150.000 casi all’anno in tutto il mondo. Nonostante sia raro sotto i quaranta anni, sempre più spesso sono le giovani donne ad esserne affette, con gravi conseguenze sulla possibilità di procreare. La terapia consiste infatti comunemente in un intervento di isterectomia, ossia l’asportazione dell’utero che esclude definitivamente per queste pazienti la possibilità di diventare madri.

Ma una nuova speranza giunge dall’Irccs materno-infantile Burlo-Garofolo di Trieste dove l’equipe medica del servizio di Isteroscopia diagnostico-operativa del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, diretto dal dottor Secondo Guaschino, ha sperimentato in questi ultimi cinque anni una tecnica in grado di preservare l’utero e la possibilità di future gravidanze. I risultati della sperimentazione condotta su 21 donne in età fertile saranno pubblicati a breve sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology. La tecnica si basa sull’individuazione precoce dei cosiddetti polipi atipici, lesioni che rappresentano lo stadio iniziale del tumore all’endometrio e consiste nella loro asportazione mediante isteroscopia. Successivamente le pazienti sono state monitorate a intervalli regolari per individuare l’eventuale formazione di tessuti maligni, circostanza che non si è mai presentata.

Presentati i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) del Sistema Sanitario Nazionale

Il Presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e i Ministri della Salute e dell’economia Livia Turco e Tommaso Padoa Schioppa hanno presentato i nuovi LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, l’elenco di prestazioni e servizi assicurati dal Sistema Sanitario Nazionale. Molte le novità contenute nel documento, incluse le nuove indicazioni sulle malattie croniche e rare esentate dal ticket.

Medicinalive vi presenta le innovazioni più rilevanti:

Nell’ambito delle prestazioni sanitarie preventive spicca l’introduzione del vaccino anti Papillomavirus Umano (HPV), responsabile del cancro alla cervice uterina, per tutte le adolescenti tra undici e dodici anni. Mentre vengono incluse nella diagnosi neonatale la sordità e la cataratta congenite.

Prevista dai nuovi livelli di assistenza la somministrazione di cure palliative domiciliari ai malati in fase terminale, mentre i malati di nefropatia cronica potranno avere gratuitamente i prodotti alimentari aproteici.

Sette malesseri da non ignorare se si ha cara la vita

Quante volte ci è capitato di accusare qualche piccolo dolore o disturbo ed avere temuto, per fortuna senza motivo, il peggio? O, al contrario, quante volte ci è capitato di sentire di un amico o un conoscente che ha salvato la propria vita rivolgendosi tempestivamente al proprio medico dopo aver accusato uno strano e inconsueto dolore o aver notato che qualcosa “non andava per il verso giusto”?

Ma come fare a riconoscere i segnali che realmente dovrebbero indurci a contattare il nostro medico di fiducia o recarci al Pronto Soccorso più vicino? Arriva dall’American College of Physicians un elenco di sette campanelli di allarme che potrebbero rappresentare sintomi di problemi di salute importanti e che per questo motivo non andrebbero trascurati o sottovalutati. Il ricorso tempestivo alle cure mediche può in questo caso salvarci la vita o permettere di giungere precocemente a una diagnosi in caso di disturbi cronici e ricevere i trattamenti più adeguati.

Vediamo uno per uno i sette dolori (e disturbi) da non sottovalutare:

Malattie del fegato: in aumento quelle causate dall’abuso di alcol

Secondo i dati diffusi al Quarentatreesimo Meeting annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL), che si svolge in questi giorni a Milano, sono 29 milioni (6%) gli europei affetti da patologie epatiche. Il dato più preoccupante finora emerso è quello che riguarda l’aumento costante in tutta Europa del numero di epatopatie alcoliche, ovvero le malattie del fegato causate dall’abuso di alcol, che ogni anno uccidono ben 13.000 persone e rappresentano la seconda causa di trapianto di fegato dopo il virus dell’epatite C. Il fenomeno è riconducibile, oltre al cambiamento degli stili di vita, che ha visto l’aumento delle occasioni conviviali nelle quali ci si ritrova spesso proprio per consumare alcol, anche alla crescente diffusione dell’abuso di sostanze alcoliche tra le donne e gli adolescenti.

Mentre il numero di pazienti affetti da steatosi epatica non riconducibile all’abuso di alcol ma a insulino-resistenza, diabete di tipo 2, obesità e sindrome metabolica, rimane quasi invariato, con un’incidenza compresa fra il 3 e il 24%. Si registra invece una netta diminuzione dei casi di epatite virale soprattutto di epatite B e C. In Europa sono ben 10 milioni i portatori di epatite virale, la gran parte dei quali (più di 8 milioni) hanno contratto l’infezione da virus dell’epatite C (HCV), responsabile di molti dei casi di cirrosi e di carcinoma epatocellulare, patologia che uccide 40.000 persone ogni anno.

Metodi contraccettivi. Esiste più di un’alternativa per evitare gravidanze indesiderate

Esistono moltissimi modi per evitare una gravidanza indesiderata e vivere serenamente la propria sessualità nella coppia. Accanto ai metodi anticoncezionali “classici” come la pillola o la spirale (solo per fare qualche esempio) esistono oggi metodi contraccettivi cosiddetti di nuova generazione adatti a ogni esigenza. Premesso che nella scelta del metodo anticoncezionale più adeguato e sicuro per ciascuna di noi è sempre bene farsi guidare e consigliare da un ginecologo, vogliamo sinteticamente presentarvi nella scheda seguente il cerotto contraccettivo, l’anello vaginale e gli impianti sottocutanei.
Cerotto contraccettivo: (EVRA)
Cos’è: E’ un vero e proprio cerotto (grande all’incirca 4 cm) che si applica sulla cute asciutta e pulita il primo giorno del ciclo mestruale (ossia il primo giorno delle mestruazioni). Questo primo cerotto va sostituito due volte nel corso del ciclo (l’ottavo e il quindicesimo giorno). Segue una pausa, la quarta settimana, per consentire la comparsa delle mestruazioni.
Come funziona: Rilascia le stesse identiche sostanze contenute nella pillola che vengono in questo caso assorbite attraverso la pelle.
Non puoi usarlo se: Poiché contiene gli stessi principi non può essere usato dalle donne che non possono assumere la pillola per problemi medici (trombosi, tumori ormono-dipendenti, problemi a fegato e reni ecc.) o perché non la tollerano.
Va bene per te se: Sei tra coloro che dimenticano facilmente di prendere la pillola.
Quanto è sicuro: L’affidabilità del cerotto contraccettivo è pari a quella della pillola, anzi forse leggermente superiore perché ha il vantaggio di essere efficace anche in caso di vomito o diarrea. Attenzione però all’interazione con altri farmaci e ad episodi di “scollamento”, che sebbene infrequenti possono sempre accadere.

Calo del desiderio: in arrivo la pillola per lei

Siete donne in età fertile e, inspiegabilmente, non avete più “voglia”? Tra non molto forse potrete risolvere il vostro problema grazie a un nuovo farmaco e ritrovare la magia di un rapporto intimo sereno e appagante con il vostro partner. La novità è stata presentata in questi giorni al Congresso della Federazione Europea di Sessuologia che vede riuniti a Roma oltre mille esperti fra andrologi, sessuologi e ginecologi. L’ingrediente principale della pillola per ritrovare il desiderio sessuale perduto o sopito è in realtà un antidepressivo (flibanserina) che viene attualmente sperimentato allo scopo di risvegliare il desiderio sessuale femminile in quattro centri italiani: Pisa, Torino, Catania e Pavia.

La sperimentazione catanese è a cura del Professor Salvo Caruso, docente di ginecologia all’Università di Catania e presidente della Federazione Italiana di Sessuologia scientifica. Il farmaco, come spiega Caruso, agisce direttamente sul cosiddetto sistema limbico, ovvero la parte del nostro cervello dove hanno sede i meccanismi cerebrali relativi a desiderio e piacere. Le donne coinvolte nella sperimentazione catanese sono tutte tra 25 e 40 anni e non hanno problemi medici. Inoltre queste donne riportano una buona relazione sentimentale con il partner. Una perdita di slancio sessuale la loro quindi del tutto inspiegabile.

Tumori al seno. Anche il consumo modesto di alcol aumenta il rischio

Il consumo di alcol, anche se moderato, rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza del tumore alla mammella. A dimostrare quanto si sospettava già da tempo, uno studio condotto da Jasmine Lew del National Cancer Institute di Bethesda e presentato in questi giorni al congresso dell’American Association for Cancer a San Diego. Lo studio ha analizzato le abitudini alimentari di circa 200000 donne per un periodo di otto anni, rilevando che anche consumare 1-2 bicchieri al giorno di una qualunque bevanda alcolica aumenta del 32% la probabilità di sviluppare un cancro al seno, percentuale che sale al 51% se i bicchieri sono più di tre. Il tipo di tumore indagato è il più diffuso fra i tumori al seno e colpisce soprattutto le donne in menopausa. Secondo gli studiosi l’alcol rappresenta un fattore di rischio perchè altera il metabolismo degli estrogeni.

Il tumore al seno colpisce una donna su 10 ed è la forma di tumore più diffusa nel sesso femminile. Oggi tuttavia il tasso di mortalità per questa patologia è in calo soprattutto grazie alla diagnosi precoce alla quale sempre più donne hanno accesso. Sono molteplici gli strumenti per giungere ad una diagnosi tempestiva e ridurre così il rischio di mortalità: per le donne sopra i cinquanta è consigliabile eseguire una mammografia almeno una volta l’anno, mentre questo esame va eseguito periodicamente a partire dai 40-45 anni se ci sono altri casi di tumore mammario in famiglia. Per le donne più giovani è indicata invece l’ecografia al seno unita ad una visita specialistica eseguita da un senologo o da un ginecologo. Ancora più importante è eseguire periodicamente l’autopalpazione del seno, in modo da individuare precocemente eventuali anomalie e modificazioni del seno che, una volta riscontrate, vanno comunicate tempestivamente al proprio medico di fiducia.

Pillola del giorno dopo. Non confondentela con la pillola abortiva RU486

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul ricorso alla contraccezione d’emergenza vediamo di capire un pò meglio cosa è e come funziona la cosiddetta pillola del giorno dopo (principio attivo Levonogerstrel). Anzitutto, non va confusa con la pillola abortiva RU486, non serve infatti ad interrompere una gravidanza già in atto, ma ad impedire che questa si verifichi.
L’assunzione del Levonogerstrel (il nome commerciale è Norlevo o Levonelle) è indicata dopo un rapporto sessuale a rischio perchè non protetto. Questa evenienza non sempre si verifica a causa della mancata adozione di un qualunque anticoncezionale, ma può dipendere, talvolta, dal fallimento delle precauzioni adottate dalla coppia (rottura del preservativo, vomito o diarrea subito dopo avere assunto la pillola anticoncezionale classica, dubbi sul coito interrotto, espulsione della spirale). Putroppo il ricorso alla pillola del giorno dopo si può rendere necessario anche in seguito a un episodio di violenza sessuale.

La pillola va assunta entro 72 ore dal rapporto a rischio, tuttavia la sua efficacia diminuisce col passare del tempo: se assunta entro le 24 ore ha un’efficacia del 95%, probabilità che si riduce drasticamente trascorse le 72 ore.
Se il rapporto a rischio si è verificato prima dell’ovulazione agisce bloccandola, se invece questa è già in atto agisce in modo da evitare l’impianto dell’ovulo eventualmente già fecondato nell’utero. Se la gravidanza è già iniziata invece non ne impedisce in alcun modo il proseguimento. Nel nostro paese la pillola del giorno dopo si trova in farmacia ed è possibile acquistarla solo dietro prescrizione medica. Se vi trovate nelle condizioni di dovervi fare ricorso rivolgetevi quindi al vostro medico base o a un ginecologo, ma naturalmente è possibile ottenere la prescrizione anche presso un consultorio o al pronto soccorso. Tuttavia esiste la possibilità che il medico, per ammissione della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), si appelli alla cosiddetta clausola di coscienza se contrario per motivi etici alla prescrizione della pillola del giorno dopo e si rifiuti di prescriverla, in ogni caso però ricordatevi che è tenuto a darvi ogni chiarimento o informazione in proposito.

Morbo della mucca pazza. Si rischia un nuovo allarme, ma gli esperti ci rassicurano

Rischia di diffondersi nuovamente l’allarme per il Morbo della mucca pazza, ovvero l’Encefalopatia Spongiforme Bovina, nota anche con l’acronimo inglese di BSE (Bovine Spongiform Encephalopathy). E’ stata infatti diffusa in questi giorni la notizia di due decessi avvenuti in Spagna nei mesi scorsi a causa del Morbo di Creutzfeld-Jacob, la variante umana del morbo della mucca pazza. Le vittime, un uomo e una donna di 41 e 50 anni sono decedute rispettivamente nel dicembre 2007 e nel febbraio 2008.

Gli esperti però rassicurano e invitano ad evitare inutili allarmismi: infatti grazie ai controlli rigorosi è ormai praticamente impossibile contrarre la malattia di Creutzfeld-Jacob mangiando la carne di un animale affetto da BSE. Le vittime, afferma Juan Josè Badiola, direttore del Centro Nazionale di Ricerca sull’encefalopatia spongiforme dell’Università di Saragozza, potrebbero aver contratto il morbo anche una decina di anni fa. Dello stesso parere l’italiana Maria Caramelli, direttrice del Centro di referenza nazionale per le encefalopatie animali dell’Istituto zooprofilattico di Torino.

Se il batterio sgranocchia l’antibiotico ci pensa il coccodrillo

Se i batteri sono sempre più aggressivi e non temono gli antibiotici sembra proprio che in futuro li potremo combattere grazie al sangue di coccodrillo. Forse può sembrare incredibile, ma non c’è nulla di magico o di stregonesco in questa affermazione. Tutt’altro. Un team di ricerca costituito da scienziati statunitensi e australiani spera infatti di poter estrarre dal sangue del coccodrillo delle proteine antibiotiche in grado di sconfiggere i batteri più pericolosi.

Purtoppo la diffusione sempre più estesa di batteri resistenti agli antibiotici non è una novità. Solo qualche settimana fa i sanitari statunitensi lanciavano l’allarme, per fortuna rientrato, sulla pericolosità della infezioni post-lifting causate dal batterio Stafilococco Aureo resistente alla meticillina. Ma sono numerosi gli organismi batterici che si sono evoluti riuscendo così a burlarsi letteralmente delle terapie antibiotiche. Nel gruppo dei batteri più aggressivi anche il batterio della Salmonella, tradizionalmente considerato tra i più facilmete debellabili. Si comprende quindi come fra gli studiosi vi sia, ormai da qualche anno, un clima di preoccupazione sempre crescente.

Chirurgia estetica come in un reality. Gli esperti mettono in guardia da questa pericolosa tendenza

Quanti di noi sognano di tanto in tanto di farsi fare un piccolo ritocchino? A quanto pare in molti e destinati a diventare sempre più numerosi, complici i reality show che hanno fatto degli interventi di chirurgia estetica i loro protagonisti indiscussi. Quelli provenienti da oltreoceano, noti anche nel nostro paese grazie alla tv satellitare, presentano le storie di donne e uomini comuni come se fossero delle vere e proprie favole: la scelta della fortunata (o del fortunato) fra un migliaio di altri candidati, il racconto delle vicissitudini e dei disagi causati da un naso troppo “importante”, da un fisico a dir poco generoso, da un seno minuscolo, tutto minuziosamente sbandierato in tv per far vedere come un sogno che poteva forse apparire impossibile come d’incanto può realizzarsi.

Alcuni dei protagonisti di questi reality vengono sottoposti a numerosi interventi e cambiano completamente il loro aspetto, tutto appare così semplice, così alla portata di tutti al punto che si può incorrere nella tentazione di andare dal chirurgo estetico e chiedergli di farci diventare come quella casalinga americana che da “brutto anatroccolo” (vi ricorda qualcosa?) si è trasformata in splendido cigno.