Epatite: al mondo una persona su 12 è ammalata, ma sono in molti a non saperlo

Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata mondiale sulle epatiti, promossa dal World Hepatitis Alliance, un’associazione no profit che coordina circa 200 associazioni di pazienti di tutto il mondo. Allo stesso tempo viene lanciata una campagna di sensibilizzazione il cui slogan è:”Sono io il numero 12?”. Si, perchè al mondo una persona su 12 è ammalata di Epatite C o B, e molti non sanno neppure di esserne vittima.

Si tratta di una campagna informativa e di sensibilizzazione su scala mondiale, che è già stata avviata in 55 paesi, per informare sulla patologia e promuovere l’adozione di comportamenti utili per la prevenzione. Infatti, nonostante 500 milioni di persone in tutto il mondo sia affetto da una forma di epatite virale cronica, le informazioni in merito sono piuttosto scarse.

Vaccino contro il tumore alla prostata. Incoraggianti i primi risultati

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 44mila nuovi casi di tumore alla prostata e 9000 persone perdono la vita a causa di questa patologia. I ricercatori dell’Istituto Tumori (INT) di Milano stanno cercando di mettere a punto un vaccino antitumorale terapeutico contro il carcinoma della prostata per i pazienti che non hanno risposto efficacemente alla chirurgia e alla radioterapia. Il vaccino naturalmente è ancora in fase sperimentale, ma i ricercatori, che hanno già concluso uno studio pilota, affermano di avere ottenuto risultati incoraggianti per metà dei pazienti trattati.

Intanto sono in corso altri due studi internazionali cui partecipa l’INT: il primo, battezzato PRIAS, ha dimostrato che i tumori prostatici cosiddetti ‘indolenti’, che non si trasformeranno cioè, con buona probabilità, in forme tumorali letali, hanno una prognosi favorevole nel 70% dei casi e, sempre nell’ambito di PRIAS, è stata mostrata, come afferma Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata dell’INT, l’utilità della cosiddetta ‘sorveglianza attiva’ rivolta a questi pazienti attraverso controlli trimestrali e biopsia annuale.

Psoriasi. Il 60% dei pazienti la tiene nascosta

Il 60% delle persone affette da psoriasi vive con estremo disagio la propria condizione, al punto da tenerla nascosta. Sono notevoli infatti i disagi psichici e relazionali legati a questa patologia dermatologica, e quasi il 10% di coloro che sono costretti a conviverci è depresso. Questi i dati emersi dall’indagine su scala nazionale ‘Il doppio dramma del paziente psoriasico: sofferenza personale e sociale’, condotta dall’Associazione per la difesa degli psoriasici (Adipso) i cui risultati preliminari sono stati diffusi nei giorni scorsi a Roma. I questionari, elaborati dall’epidemiologa dell’università dell’Aquila Emma Altobelli, sono stati somministrati a 4.256 malati.

Riguardo gli aspetti psichici e sociali della malattia, il disagio viene espresso soprattutto dalle donne (il 56%, contro il 44% degli uomini) che sono anche le più propense a tenere per sè il fatto di essere affette da psoriasi (59%). Il motivo? La paura di essere allontanate e rifiutate. Ma sono sempre le donne a rendersi conto della necessità, e a fare richiesta esplicita, di un supporto psicologico per affrontare la pressione cui si sentono sottoposte, anche quella dovuta alle terapie, che il 65% di loro, contro il 55% degli uomini, ritiene stressanti.

Emofilia: attivo nel Lazio il progetto Home Clinical Assistance

Conoscete il progetto Home Clinical Assistance? Se n’è parlato in questi giorni in occasione della tavola rotonda “L’Assistenza Domiciliare tra pubblico e privato: due realtà un solo futuro. L’esperienza pilota dell’Emofilia”, organizzata dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio insieme a Baxter Italia. Il progetto, attivo nella regione Lazio già dal giugno 2007, consiste nella fornitura di un servizio gratuito di assistenza rivolto a pazienti emofilici per la somministrazione delle terapie necessarie in sede domiciliare.

Fra gli obiettivi promuovere il benessere delle persone emofiliche, che riceveranno le cure necessarie in un contesto familiare, e fornire sostegno ai loro parenti, ma anche affermare il principio della farmacoeconomia ovvero una più adeguata distribuzione delle risorse economiche erogate dal sistema sanitario attraverso l’abbattimento dei costi sostenuti a livello regionale per l’ospedalizzazione di questi pazienti.

Smettere di fumare riduce il rischio di cancro ai polmoni in 5 anni

Secondo i dati presentati dagli esperti dell’Harvard Medical School di Boston sull’ultimo numero del Journal of the American Medical Association, bastano cinque anni di astensione dal fumo per ridurre del 20 per cento il rischio di insorgenza del tumore al polmone e del 50% quello di patologie cardiovascolari. Occorrono però circa venti-trenta anni per portare il rischio allo stesso livello delle persone che non hanno mai fumato. L’indagine ha riguardato lo stile di vita e le condizioni di salute di quasi 105 mila donne seguite per ben 24 anni, dal 1980 al 2004. Dei 12.500 decessi registrati quelli causati da patologie legate al vizio del fumo hanno riguardato il 64% delle fumatrici contro il 28% delle ex-fumatrici.

Terapia del dolore: in 15 milioni soffrono di dolore cronico

E’ stata presentata nei giorni scorsi a Milano la neo-nata Associazione italiana per la cura della malattia dolore Nopain fondata e presieduta da Paolo Notaro, responsabile della Struttura di terapia del dolore dell’ospedale milanese Niguarda. L’Associazione, che ha sede anche al Policlinico San Matteo di Pavia, si è data come primo obiettivo il censimento e la classificazione dei centri italiani che si occupano di terapia del dolore per avere un quadro chiaro della tipologia di servizi da questi erogati e dei pazienti ai quali si rivolgono.

In Italia si stima vi siano 15 milioni di persone affette da dolore cronico, pari al 20% della popolazione. Questo secondo i dati dell’indagine ‘Pain in Europe’ che colloca il nostro paese al terzo posto dopo Norvegia (30%) e Polonia (27%) per la prevalenza di questo problema. Ad esserne maggiormente colpiti gli anziani sopra i 65 anni e le donne.

Troppe pillole del giorno dopo. Al di là delle polemiche occorre più informazione tra i giovani

Molta, troppa, disinformazione in materia di contraccezione tra i giovani italiani. Il dato era già emerso al Congresso Europeo di ginecologia e ostetricia tenutosi nel Marzo scorso a Lisbona, dove gli esperti lanciarono, fra l’altro, anche l’allarme per la diffusione fra gli adolescenti di metodi anticoncezionali fai da te, inutili e dannosi per la salute e la sessualità. Un nuovo allarme giunge stavolta dal decimo congresso europeo di contraccezione, a Praga: 370.000 pillole del giorno dopo vendute nel 2007, soprattutto a giovani donne sotto i venti anni, per le quali il ricorso alla contaccezione d’emergenza sembra essere diventato un’abitudine.

Ma la pillola del giorno dopo, oltre ad essere un farmaco che incide notevolmente sull’equilibrio ormonale, rappresenta un rimedio estremo che ha la sua massima efficacia solo se assunta entro le 24 ore dal rapporto sessuale potenzialmente fecondo. Il rischio di gravidanza quindi rimane e con questo quello di ricorrere ad un aborto. Per questo motivo la Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), col patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, ha già promosso la campagna di educazione sessuale «Scegli tu». Adesso l’intento dei ginecologi italiani è di proseguire in questa direzione incentivando l’adozione di metodi anticoncezionali sicuri ed efficaci.

Sale operatorie sempre più sicure, ma attenzione agli errori umani

Le sale operatorie degli ospedali italiani sono sempre più sicure grazie all’impiego di tecnologie e strumenti d’avanguardia. Ad affermarlo Antonio Mussa, direttore del Dipartimento di oncologia dell’azienda ospedaliera Le Molinette di Torino, durante la presentazione dell’VIII Convegno di primavera della Società italiana di chirurgia (Sic), che si svolgerà venerdi 9 e sabato 10 Maggio a Torino. Attualmente infatti sono quasi pari allo zero gli “incidenti” dovuti a problemi tecnici, che in passato erano i più frequenti.

Oggi invece, nell’80% dei casi, questi dipendono da errori umani che spesso è possibile scongiurare. Ed è proprio di questo che intendono occuparsi i chirurghi italiani con l’introduzione del protocollo di sicurezza IDEA (Identificazione degli eventi avversi) che sarà adottato in via sperimentale, con il sostegno economico del MIUR, proprio all’ospedale torinese delle Molinette. Il protocollo, simile a quelli già adottati presso alcuni ospedali italiani, prevede il monitoraggio di tutte le fasi dell’intervento ospedaliero dalla preparazione dei farmaci fino alla sala operatoria e contiene suggerimenti precisi per i chirurghi come quello di segnare già in corsia la parte da operare (si stima, afferma lo stesso Mussa, che nel nostro paese la percentuale di operazioni svolte su organi o parti del corpo sbagliate sia del 23,1%).

Smettere di fumare? Non ne ha voglia chi ha i polmoni malati

Smettere di fumare? No grazie! I fumatori più incalliti non vogliono saperne di smettere con il vizio delle bionde, e questo vale anche per quelli di loro che proprio a causa della cattiva abitudine del fumo sono affetti da patologie polmonari e dei bronchi come la BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva). Il 21 per cento di essi continua infatti a fumare imperterrito.

La gran parte di questi (il 76%) confessa la propria impossibilità a smettere pur riconoscendo al nocività del proprio comportamento, mentre il 25% ritiene di poter continuare a fumare dal momento che smettere non li condurrebbe comunque verso la guarigione, ignorando il fatto che si potrebbero in questo modo alleviare i sintomi come tosse e catarro. Per i pazienti più anziani invece “non varrebbe la pena”.

Azoospermia: nuove speranze dalla chirurgia

Oggi è possibile combattere l’azoospermia grazie all’impiego di tecniche chirurgiche e microchirurgiche. Una nuova speranza per gli uomini resi infertili dall’assenza completa di spermatozoi nel liquido seminale giunge dal settimo congresso internazionale dell’Ama (Associazione mediterranea di andrologia), che si è svolto a Taormina lo scorso aprile. Nella splendida località siciliana esperti di tutto il mondo si sono dati appuntamento per presentare i risultati dell’impiego di tecniche d’intervento innovative per la risoluzione di questo disturbo. Secondo le stime, circa 90.000 delle 450.000 coppie che si formano in Italia ogni anno ha problemi di infertilità. Per il 15% di esse la causa è proprio l’azoospermia.

Due le cause alla base di questa disfunzione, come spiega Edoardo Pescatori, urologo specializzato in Disfunzioni Sessuali Maschili a Boston negli Stati Uniti e presidente del congresso dell’Ama: “per un’ostruzione dei dotti deferenti, chiamata azoospermia ostruttiva, o per un malfunzionamento dei testicoli, detta azoospermia secretoria“. La forma più comune è l’azoospermia ostruttiva (una sorta di vasectomia naturale potremmo dire) che affligge il 60% degli uomini con questo problema. Il restante 40% invece è afflitto da azoospermia secretiva.

AIDS: in aumento i casi di contagio fra gli eterosessuali

E’ cambiato il profilo della persona tipicamente a rischio di contrarre il virus dell’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). Mentre in passato infatti ad essere più a rischio erano omosessuali e tossicodipendenti, da qualche anno a questa parte il pericolo di contagio riguarda sempre più da vicino uomini quarantenni ed eterosessuali. Ad affermarlo Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto superiore di Sanità, nel suo intervento alla presentazione del ‘Raltegravir’, il nuovo farmaco tutto italiano contro l’Aids, messo a punto dai ricercatori dell’Istituto Ricerche di Biologia molecolare (Irbm) “Pietro Angeletti” di Pomezia (Roma).

Molti degli eterosessuali a rischio di contrarre l’HIV, spiega Vella, non sanno neppure di esserlo. Non solo non usano il preservativo, ma non avendo alcun dubbio sul proprio stato di salute non si sottopongono ad alcuna analisi di controllo giungendo così alla diagnosi di sieropositività in fase molto tardiva, quando la malattia è già manifesta. Allo stesso tempo è aumentata anche l’età media delle persone affette da AIDS che si attesta ormai oltre i quaranta anni. Sono sempre più frequenti infatti i casi di contagio fra gli ultra sessantenni che grazie al ritrovato vigore, merito della tanto decantata pillola blu, riscoprono la sessualità. Molti di loro tuttavia non hanno molta dimestichezza con la necessità di proteggersi durante i rapporti sessuali, soprattutto se questi avvengono con partner occasionali, e cadono così nella trappola della malattia.

Ridotto rischio di leucemia per i bambini che frequentano l’asilo

I bambini che frequentano l’asilo nido o la scuola materna rischiano meno degli altri di ammalarsi di leucemia linfoblastica acuta. A svelarlo uno studio condotto all’Università della California a Berkeley dalla ricercatrice Patricia Buffler, epidemiologa alla School of Public Health, e presentato lo scorso 30 aprile a Londra in occasione della seconda Conferenza su cause e prevenzione della leucemia infantile, promossa dall’associazione inglese Children with Leukaemia. Si tratta di un’analisi di 14 studi già conclusi sulla leucemia linfoblastica che coinvolgevano un totale 19.000 bambini di cui 6000 affetti dal tumore e 13.000 sani. In tutti era stato chiesto ai genitori se i loro figli avessero avuto sin da piccoli occasioni di incontrare e interagire con altri bambini, ad esempio frequentando il nido. Dodici studi su quattordici hanno dimostrato una correlazione positiva fra la frequentazione di spazi di socializzazione e il buono stato di salute dei piccoli.

Secondo i ricercatori statunitensi le infezioni più comuni, con le quali i bambini che frequentano il nido o la scuola materna vengono più facilmente in contatto, potrebbero avere un ruolo nel contrastare l’insorgenza del tumore. Queste rappresenterebbero infatti una sorta di palestra per il sistema immunitario che, risultandone fortificato, si prepara così ad affrontare pericoli più grandi come appunto il tumore del sangue. Secondo Adrienne Morgan di Children with Leukaemia, diversi studi dimostrerebbero che anche l’allattamento al seno e la vaccinazione giocano un ruolo fondamentale nel contrastare l’insorgenza di questa grave patologia.

Tumori: Il 70% degli ammalati non cambia le proprie abitudini

Non fumare, mangiare frutta e verdura in abbondanza, fare un pò di esercizio fisico. Tre semplici regole che possono non solo aiutare a prevenire l’insorgenza del cancro, ma anche a scongiurare l’eventualità di recidive per le persone che hanno vinto la propria battaglia contro questa terribile malattia. Eppure non tutti gli ex-pazienti oncologici riescono a farne tesoro. Questi i risultati di uno studio pubblicato sul numero di Maggio del Journal of Clinical Oncology. L’indagine condotta oltreoceano dagli esperti dell’American Cancer Society ha coinvolto oltre 9.000 pazienti cha hanno avuto, o hanno, un tumore.

Il dato riguarda soprattutto le abitudini alimentari e la propensione a condurre una vita attiva più che il vizio del fumo. Infatti mentre per il 90% degli intervistati il fumo di sigaretta è ormai un lontano ricordo, l’80% non mangia abbastanza frutta e verdura. Sono ben il 70% i pazienti che non si decidono a lasciare il telecomando e continuano a fare una vita sedentaria. Gli oncologi consigliano invece di attenersi scrupolosamente a queste buone pratiche non solo quando si è sani, ma anche quando si è già avuto il cancro. Non bisogna credere di essere al riparo da futuri rischi, prima e dopo la malattia valgono le stesse regole.

Ipertiroidismo e orbitopatia tiroidea. Soluzioni chirurgiche

L’Ipertiroidismo è una patologia piuttosto diffusa causata da un’eccessiva produzione di ormoni da parte della tiroide, una ghiandola a forma di farfalla situata nella parte anteriore del collo, deputata alla regolazione del metabolismo e di diverse funzioni organiche. Le patologie della tiroide colpiscono in Italia circa 6 milioni di persone, in maggioranza donne (1% delle donne contro 0,1% degli uomini).

Esistono diverse tipologie di ipertiroidismo: nella forma detta Morbo di Graves-Basedow (o gozzo tossico diffuso), che colpisce soprattutto donne fra i 20 e i 40 anni, si riscontrano insieme all’ ingrossamento della ghiandola (che causa il tipico gozzo) e a tutti i sintomi tipici di un’eccessiva produzione di ormoni (tachicardia, aumento della pressione arteriosa, ansia) frequenti disturbi oculari che possono andare dalla secchezza, arrossamento e irritabilità dell’occhio, per giungere fino all’aumento del volume orbitario che provoca lo spostamento in fuori del bulbo oculare (il cosiddetto esoftalmo, ovvero occhio sporgente) e una eccessiva apertura delle palpebre (retrazione palpebrale). Nei casi più gravi questa condizione può causare uno sdoppiamento della vista.